<-- indietro

13/04/2005 - Recensione di HateTV


Tre tracce ritengo siano in generale poche per capire cosa vuol dire un gruppo. Non è però il caso degli One Way Ticket.
Bisogna tornare indietro di qualche anno e spostarsi di qualche migliaia di chilometri, negli stati uniti, vicino al confine ovest con il canada.
Già dalla prima traccia il sound e il timbro vocale del singer degli O.W.T. ci riporta ai fasti di una malata Seattle. Più precisamente l’accostamento naturale è Facelift degli Alice in Chains e con un voce che ricorda il Cornell dei tempi migliori. Una spruzzata di stoner però rende il tutto più piccante.
La voce, appunto, potente e profonda e quei bei chitarroni dominano il demo...purtroppo quanto suonato era già stato ampiamente detto anni e anni fa.
La seconda traccia è una bellissima ballata semiacustica carica di emozioni, e alla mia mente sono tornati i Pearl Jam di Yield. Il pezzo è comunque molto molto bello.
Nell’ultimo pezzo si torna in elettrico, ottimi gli spunti chitarristici. Il pezzo scorre senza troppi picchi a parte lo splendido urlo nel finale (e ci ritorna ancora in mente Chris Cornell).
Lo so, lo ammetto: sono un nostalgico di quei primi anni '90 in cui è successa la rivoluzione grunge, il demo l’ ho ascoltato con molto gusto e un po’ con nostalgia, i pezzi sono belli e suonati bene.
Il problema per gli One Way Ticket e di trovare una propria identità che possa in qualche modo essere legata ai giorni nostri.
eh, purtroppo siamo nel 2005.

htivi.JPG

<-- indietro

One Way Ticket