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Tre tracce ritengo siano in generale poche per capire cosa vuol dire un gruppo. Non è però il caso degli One Way Ticket. Bisogna tornare indietro di qualche anno e spostarsi di qualche migliaia di chilometri, negli stati uniti, vicino al confine ovest con il canada. Già dalla prima traccia il sound e il timbro vocale del singer degli O.W.T. ci riporta ai fasti di una malata Seattle. Più precisamente l’accostamento naturale è Facelift degli Alice in Chains e con un voce che ricorda il Cornell dei tempi migliori. Una spruzzata di stoner però rende il tutto più piccante. La voce, appunto, potente e profonda e quei bei chitarroni dominano il demo...purtroppo quanto suonato era già stato ampiamente detto anni e anni fa. La seconda traccia è una bellissima ballata semiacustica carica di emozioni, e alla mia mente sono tornati i Pearl Jam di Yield. Il pezzo è comunque molto molto bello. Nell’ultimo pezzo si torna in elettrico, ottimi gli spunti chitarristici. Il pezzo scorre senza troppi picchi a parte lo splendido urlo nel finale (e ci ritorna ancora in mente Chris Cornell). Lo so, lo ammetto: sono un nostalgico di quei primi anni '90 in cui è successa la rivoluzione grunge, il demo l’ ho ascoltato con molto gusto e un po’ con nostalgia, i pezzi sono belli e suonati bene. Il problema per gli One Way Ticket e di trovare una propria identità che possa in qualche modo essere legata ai giorni nostri. eh, purtroppo siamo nel 2005.
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