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L’unione di quattro personalità differenti ma accomunate da una grande passione per il Rock e dalla voglia di far sentire la propria voce, senza scendere a compromessi. Questi sono i One Way Ticket, ultima conferma della fertilità musicale della Puglia, una terra troppo spesso impervia per chi vuol fare musica semplicemente contando sulle proprie forze. La band nasce nel 2003, dall’incontro tra Maurizio Maremonti (voce), Giorgio Visimberga (chitarre), Enzo Modugno (basso e tastiere) e Guido Lioi (batteria), musicisti provenienti da esperienze e formazioni musicali diverse, forse per questo capaci di dar vita ad un sound personalissimo ed originale. Dopo vari demo autoprodotti, il gruppo ha esordito con il suo primo cd ufficiale intitolato “Fase Di Decollo”, pubblicato lo scorso dicembre per U.D.U. - Ululati Dall'Underground Records di Giancarlo Passarella. Il lavoro costituisce una conferma della professionalità e della maturità raggiunta dal gruppo, che attualmente è in piena attività live. Abbiamo incontrato il leader del gruppo, Maurizio Maremonti… Beatrice Birardi: Chi sono i One Way Ticket? Da dove viene il nome? Maurizio Maremonti: I One Way Ticket sono Maurizio, Giorgio, Big e Guido. Il nome nasce da una frase che ripetevo spesso prima che il gruppo si formasse. Rappresentava la voglia di fare qualcosa di diverso o di scappare senza tornare più. Poi si è formato il gruppo e abbiamo adottato questo nome…. Ma la voglia di scappare non manca. B. B.: Vorrei parlare del vostro primo lavoro discografico “Fase Di Decollo” e chiedervi quali sono state le difficoltà che avete incontrato prima di giungere a questo importante traguardo, e in quale modo siete riusciti a realizzare il progetto. M. M.: Le difficoltà sono state tantissime. Non è facile farsi ascoltare dal profondo Sud del Sud d’Europa. Abbiamo seguito il solito iter, arricchendo le tasche delle Poste Italiane e delle cartolerie che vendono buste imbottite; spedendo demo a centinaia fino a quando il buon Giancarlo Passarella ha ritenuto interessante la nostra musica e ci ha prodotto. B. B.: I brani contenuti in “Fase Di Decollo” rivelano da una parte salde radici nella tradizione rock più genuina, fatta di suoni distorti, ritmi serrati e melodie cantabili, dall’altra una tendenza alla sperimentazione che riguarda soprattutto l’aspetto timbrico e strutturale dei brani. Il modo in cui questi due aspetti vengono sintetizzati rende caratteristico il vostro sound. In che modo, quindi, nasce la vostra musica, quali sono i vostri metodi compositivi? M.M.: In linea di massima sono io (Maurizio – voce) che compongo i brani. Scrivo i testi e poi li porto in sala prove. Ma quasi sempre l’apporto degli altri cambia o arricchisce l’idea iniziale. Siamo di età diverse ed abbiamo gusti musicali diversi, così la canzone grezza prende spesso strade inaspettate. Questo aspetto del nostro modo di comporre è sempre stimolante. B.B.: Il vostro primo disco ufficiale sembra indicare una svolta per quanto riguarda il vostro modo di comunicare col pubblico evidenziando il passaggio a testi in italiano, visto che le vostre precedenti autoproduzioni sono in lingua inglese. Quali sono i motivi di tale cambiamento? M.M.: Ho sempre scritto testi in inglese. Si sa che resta la lingua più eufonica del pianeta, soprattutto per il rock. Poi col tempo abbiamo capito che ci privavamo di un grande mezzo comunicativo. La gente può apprezzare una canzone per la melodia ma se non capisce una parola di quel che dici non riuscirà mai ad entrarci pienamente in sintonia. B.B.: I testi dei brani in “Fase Di Decollo” appaiono legati da alcune tematiche di fondo: ribellione, desiderio di libertà, paura di essere oppressi, etc. Il disco sembra attraversato da un lungo filo che lega insieme i diversi momenti. Si può considerare “Fase Di Decollo” una sorta di progetto unico, quasi un concept album? M.M.: Assolutamente. Il fatto che le canzoni sianomolto diverse tra loro può dare un’idea sbagliatarispetto a quella che in realtà noi vorremmo trasmettere. In effetti anche il fatto che i brani siano 'legati' e senza pause è stata una scelta ben precisa. B.B.: Quali sono le difficoltà maggiori che un gruppo rock emergente e ‘meridionale’ incontra per trovare spazi in cui poter far sentire la propria voce? L’uscita del disco e l’incontro con la UDU Records in che modo hanno cambiato la vostra vita artistica? M.M.: Sicuramente abbiamo una maggiore visibilità. La Ululati Dall’Underground Records e Giancarlo Passarella ci stanno spingendo molto e grazie a loro adesso siamo riusciti ad entrare di diritto nel complicato e, ahimè, saturo mondo della musica underground italiana. Le difficoltà però sono sempre le stesse. Non ci sono spazi per suonare, e non c’è lo Stato che dovrebbe supportare questo splendido mondo sommerso. B.B.: Qual è il vostro rapporto col pubblico? Cosa ci si deve aspettare da una performance live degli One Way Ticket? M.M.: Noi ci divertiamo innanzitutto, e speriamo di trasmettere questo a chi ci ascolta dal vivo. I nostri concerti sono senza troppi fronzoli. Saliamo sul palco, amplificatori a palla e si va… B.B.: Ti lascio fare autopromozione: tre motivi per ascoltare gli One Way Ticket… M.M.: Motivo numero uno: Il cd costa poco. Motivo numero due: il cd porta fortuna a chi lo compra Motivo numero tre: per ogni cd acquistato in omaggio un simpatico tagliere della Foppa Pedretti. B.B.: Quali sono i vostri progetti adesso? M.M.: Suonare molto dal vivo e promuovere “Fase Di Decollo”. Poi entreremo nuovamente in studio per registrare altri dieci brani che sono già pronti, e poi chissà, il secondo album (che è sempre il più difficile nella carriera di un artista). Chi vi scrive conosce gli One Way Ticket da ormai un po' di tempo, ed aveva apprezzato la loro musica finora solo dal vivo: finalmente è arrivato tra le mani il loro primo cd ufficiale! Il disco, prodotto dalla "U.D.U. - Ululati dall'Underground Records" di Giancarlo Passarella, promette bene già dal suo aspetto: una grafica essenziale ma di forte impatto,che ben prepara a quello che sarà la musica che ci aspetta. Un rock avvolgente ed ispirato, che sapientemente sa coniugare gli stilemi più classici del genere con aperture pop e melodiche di gran gusto. Il mini-cd contiene cinque brani per un totale di una ventina di minuti di musica, composta quasi interamente da Maurizio Maremonti (voce e chitarra). Ma già dal primo ascolto si nota fortemente il contributo del resto della band, che con le parti soliste di Giorgio Visimberga alla chitarra e la possente base ritmica di Enzo Modugno (basso) e Guido Lioi (batteria), abilmente crea un amalgama sonoro piacevole e mai debordante. Il pregio principale di questo cd è infatti l'equilibrio che lo pervade: equilibrio tra le sonorità pesanti dei riff chitarristici e le delicate aperture più espressive e leggere, equilibrio tra la base ritmica ed i fraseggi vocali, equilibrio tra i brani più tipicamente rock e le ballads più sognanti. Il cd si apre con l'esplosiva Serenata ironica alla luna, con una base chitarristica a metà tra l'Hendrix più deciso ed il Lifeson dei Rush più ispirati. Segue poi Stagioni diverse,caratterizzata da una ritmica pulsante ed insistente (molto belli ed incisivi i fraseggi del basso) ed improvvisi inserti di puro hard rock. Con Gocce d'ombra siamo nel momento più 'leggero' del cd. Il pezzo è sicuramente il più semplice e 'pop' del disco, ma grazie al bell'arrangiamento arricchito dal pianoforte di Enzo Modugno risulta tutt'altro che banale e sempre piacevole da ascoltare. Da segnalare, in particolare in questo brano, la prestazione vocale di Maurizio Maremonti, che mostra di essere a suo agio sia nei momenti più intimistici sia nei vocalizzi più ruvidi. Deserto è il pezzo più breve ma è quello che personalmente preferisco. Il brano ci riporta alle atmosfere più dure dell'hard rock, di forte impatto grazie anche agli originali inserti vocali fuori campo. Il cd si chiude con Vertigine, un brano che sembra voler riassumere quanto espresso dal gruppo nel resto del disco: un inizio melodico con delicati arpeggi di chitarre, tappeti di tastiere a sottolineare l'atmosfera sognante, una apertura al rock duro ed incisivo. Ad arricchire ancora questo cd ci sono i testi di Maurizio Maremonti, ispirati e poetici, uniti da un senso di malinconia e desiderio di libertà che trasformano i cinque brani in un mini-concept. Da segnalare ancora l'ottima produzione del cd, che appare molto ben suonato e ben rende sia lo spirito dei brani, sia la potenza e l'impeto che la band esprime dal vivo. Gli One Way Ticket hanno quindi con questo ep sicuramente superato ottimamente la prova d'esordio. Resta solo da verificarne la tenuta sulla 'lunga distanza', per cui ci auguriamo (ed auguriamo alla band!) di poter presto ascoltare ed apprezzare il prossimo cd full-lenght!
Intervista di Beatrice Berardi Recensione di Mimmo Ferri
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