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14/03/2007 - LA FASE DI DECOLLO DEI ONE WAY TICKET


L’unione di quattro personalità differenti ma accomunate da una grande passione per il Rock e dalla voglia di far sentire la propria voce, senza scendere a compromessi. Questi sono i One Way Ticket, ultima conferma della fertilità musicale della
Puglia, una terra troppo spesso impervia per chi vuol fare musica semplicemente contando sulle proprie forze.
La band nasce nel 2003, dall’incontro tra Maurizio Maremonti (voce), Giorgio Visimberga (chitarre), Enzo Modugno (basso e tastiere) e Guido Lioi (batteria), musicisti provenienti da esperienze e formazioni musicali diverse, forse per questo capaci di dar vita ad un sound personalissimo ed originale. Dopo vari demo autoprodotti, il gruppo ha esordito con il suo primo cd ufficiale intitolato “Fase Di Decollo”, pubblicato lo scorso dicembre per U.D.U. - Ululati Dall'Underground Records di Giancarlo Passarella. Il lavoro costituisce una conferma della professionalità e della maturità raggiunta dal gruppo,
che attualmente è in piena attività live. Abbiamo incontrato il leader del gruppo, Maurizio Maremonti…
Beatrice Birardi: Chi sono i One Way Ticket? Da dove viene il nome?
Maurizio Maremonti: I One Way Ticket sono
Maurizio, Giorgio, Big e Guido.
Il nome nasce da una frase che ripetevo spesso
prima che il gruppo si formasse. Rappresentava la
voglia di fare qualcosa di diverso o di scappare
senza tornare più. Poi si è formato il gruppo e
abbiamo adottato questo nome…. Ma la voglia di
scappare non manca.
B. B.: Vorrei parlare del vostro primo lavoro
discografico “Fase Di Decollo” e chiedervi quali
sono state le difficoltà che avete incontrato
prima di giungere a questo importante
traguardo, e in quale modo siete riusciti a
realizzare il progetto.
M. M.: Le difficoltà sono state tantissime. Non è
facile farsi ascoltare dal profondo Sud del Sud
d’Europa. Abbiamo seguito il solito iter, arricchendo
le tasche delle Poste Italiane e delle cartolerie che
vendono buste imbottite; spedendo demo a
centinaia fino a quando il buon Giancarlo Passarella
ha ritenuto interessante la nostra musica e ci ha
prodotto.
B. B.: I brani contenuti in “Fase Di Decollo”
rivelano da una parte salde radici nella
tradizione rock più genuina, fatta di suoni
distorti, ritmi serrati e melodie cantabili, dall’altra
una tendenza alla sperimentazione che riguarda
soprattutto l’aspetto timbrico e strutturale dei
brani. Il modo in cui questi due aspetti vengono
sintetizzati rende caratteristico il vostro sound.
In che modo, quindi, nasce la vostra musica,
quali sono i vostri metodi compositivi?
M.M.: In linea di massima sono io (Maurizio – voce)
che compongo i brani. Scrivo i testi e poi li porto in
sala prove. Ma quasi sempre l’apporto degli altri
cambia o arricchisce l’idea iniziale.
Siamo di età diverse ed abbiamo gusti musicali
diversi, così la canzone grezza prende spesso
strade inaspettate. Questo aspetto del nostro modo
di comporre è sempre stimolante.
B.B.: Il vostro primo disco ufficiale sembra
indicare una svolta per quanto riguarda il vostro
modo di comunicare col pubblico evidenziando
il passaggio a testi in italiano, visto che le vostre
precedenti autoproduzioni sono in lingua
inglese. Quali sono i motivi di tale
cambiamento?
M.M.: Ho sempre scritto testi in inglese. Si sa che
resta la lingua più eufonica del pianeta, soprattutto
per il rock. Poi col tempo abbiamo capito che ci
privavamo di un grande mezzo comunicativo. La
gente può apprezzare una canzone per la melodia
ma se non capisce una parola di quel che dici non
riuscirà mai ad entrarci pienamente in sintonia.
B.B.: I testi dei brani in “Fase Di Decollo”
appaiono legati da alcune tematiche di fondo:
ribellione, desiderio di libertà, paura di essere
oppressi, etc. Il disco sembra attraversato da un
lungo filo che lega insieme i diversi momenti. Si
può considerare “Fase Di Decollo” una sorta di
progetto unico, quasi un concept album?
M.M.: Assolutamente. Il fatto che le canzoni sianomolto diverse tra
loro può dare un’idea sbagliatarispetto a quella che
in realtà noi vorremmo trasmettere. In effetti anche il fatto
che i brani siano 'legati' e senza pause è stata una scelta ben precisa.
B.B.: Quali sono le
difficoltà maggiori che un gruppo rock emergente e
‘meridionale’ incontra per trovare spazi in cui poter far
sentire la propria voce? L’uscita del disco e
l’incontro con la UDU Records in che modo hanno
cambiato la vostra vita artistica?
M.M.: Sicuramente abbiamo
una maggiore visibilità. La Ululati Dall’Underground
Records e Giancarlo Passarella ci stanno spingendo
molto e grazie a loro adesso siamo riusciti ad
entrare di diritto nel complicato e, ahimè, saturo
mondo della musica underground italiana. Le
difficoltà però sono sempre le stesse. Non ci sono
spazi per suonare, e non c’è lo Stato che dovrebbe
supportare questo splendido mondo sommerso.
B.B.: Qual è il vostro rapporto col pubblico?
Cosa ci si deve aspettare da una performance
live degli One Way Ticket?
M.M.: Noi ci divertiamo innanzitutto, e speriamo di
trasmettere questo a chi ci ascolta dal vivo. I nostri
concerti sono senza troppi fronzoli. Saliamo sul
palco, amplificatori a palla e si va…
B.B.: Ti lascio fare autopromozione: tre motivi
per ascoltare gli One Way Ticket…
M.M.: Motivo numero uno: Il cd costa poco.
Motivo numero due: il cd porta fortuna a chi lo
compra
Motivo numero tre: per ogni cd acquistato in
omaggio un simpatico tagliere della Foppa Pedretti.
B.B.: Quali sono i vostri progetti adesso?
M.M.: Suonare molto dal vivo e promuovere
“Fase Di Decollo”. Poi entreremo nuovamente
in studio per registrare altri dieci brani che
sono già pronti, e poi chissà, il secondo
album (che è sempre il più difficile nella
carriera di un artista).
 
Chi vi scrive conosce gli One Way Ticket da ormai un po' di tempo, ed aveva apprezzato la loro musica
finora solo dal vivo: finalmente è arrivato tra le mani il loro primo cd ufficiale! Il disco, prodotto dalla
"U.D.U. - Ululati dall'Underground Records" di Giancarlo Passarella, promette bene già dal suo
aspetto: una grafica essenziale ma di forte impatto,che ben prepara a quello che sarà la musica che ci
aspetta. Un rock avvolgente ed ispirato, che sapientemente sa coniugare gli stilemi più classici
del genere con aperture pop e melodiche di gran gusto. Il mini-cd contiene cinque brani per un totale
di una ventina di minuti di musica, composta quasi interamente da Maurizio Maremonti (voce e
chitarra). Ma già dal primo ascolto si nota fortemente il contributo del resto della band, che con le parti
soliste di Giorgio Visimberga alla chitarra e la possente base ritmica di Enzo Modugno (basso) e
Guido Lioi (batteria), abilmente crea un amalgama sonoro piacevole e mai debordante. Il pregio
principale di questo cd è infatti l'equilibrio che lo pervade: equilibrio tra le sonorità pesanti dei riff
chitarristici e le delicate aperture più espressive e leggere, equilibrio tra la base ritmica ed i fraseggi
vocali, equilibrio tra i brani più tipicamente rock e le ballads più sognanti. Il cd si apre con l'esplosiva
Serenata ironica alla luna, con una base chitarristica a metà tra l'Hendrix più deciso ed il Lifeson dei Rush
più ispirati. Segue poi Stagioni diverse,caratterizzata da una ritmica pulsante ed insistente (molto belli ed
incisivi i fraseggi del basso) ed improvvisi inserti di puro hard rock. Con Gocce d'ombra siamo nel
momento più 'leggero' del cd. Il pezzo è sicuramente il più semplice e 'pop' del disco, ma grazie al
bell'arrangiamento arricchito dal pianoforte di Enzo Modugno risulta tutt'altro che banale e sempre
piacevole da ascoltare. Da segnalare, in particolare in questo brano, la prestazione vocale di Maurizio
Maremonti, che mostra di essere a suo agio sia nei momenti più intimistici sia nei vocalizzi più ruvidi.
Deserto è il pezzo più breve ma è quello che personalmente preferisco. Il brano ci riporta alle
atmosfere più dure dell'hard rock, di forte impatto grazie anche agli originali inserti vocali fuori campo.
Il cd si chiude con Vertigine, un brano che sembra voler riassumere quanto espresso dal gruppo nel
resto del disco: un inizio melodico con delicati arpeggi di chitarre, tappeti di tastiere a sottolineare
l'atmosfera sognante, una apertura al rock duro ed incisivo. Ad arricchire ancora questo cd ci sono i
testi di Maurizio Maremonti, ispirati e poetici, uniti da un senso di malinconia e desiderio di libertà che
trasformano i cinque brani in un mini-concept. Da segnalare ancora l'ottima produzione del cd, che
appare molto ben suonato e ben rende sia lo spirito dei brani, sia la potenza e l'impeto che la band
esprime dal vivo. Gli One Way Ticket hanno quindi con questo ep sicuramente superato ottimamente la prova d'esordio. Resta solo da verificarne la tenuta sulla 'lunga distanza', per cui ci auguriamo (ed
auguriamo alla band!) di poter presto ascoltare ed apprezzare il prossimo cd full-lenght!

Intervista di Beatrice Berardi
Recensione di Mimmo Ferri

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One Way Ticket